Legalmente costituita nel 1986 tra le città di:

Assisi (PG)
Pisa (PI)
Terra del Sole (FC)

Informalmente esisteva dal 1984.

A esse si sino aggiunte nel corso degli anni le compagnie balestriere di:

1986 – Ventimiglia (IM)
1987 – Roccapiatta (TO)
1988 – Gualdo Tadino (PG)
1994 – Lucca S. Paolino
1995 – Norcia (PG)
1998 – Volterra (PI)
1999 – Amelia (TR)
2001 – Iglesias (CA)
2002 – Chioggia (VE)
2012 – Montefalco (PG)

A tutte queste compagnie di balestra grande o da banco si sono ulteriormente aggregate le compagnie di balestra manesca di:

1999 – Cortona (AR), Mondavio (PU)
2000 – Mondaino (RN)
2003 – Popoli (PE)
2004 – Castiglion Fiorentino (AR) (ora sciolta), Cerreto Guidi (FI)
2005 – Cagli (PU), San Severino Marche (MC)
2006 – Firenze
2012 – Bucchianico (CH)

A tutt’oggi la lega italiana è composta da:

13 Compagnie di balestra grande o da banco
9 compagnie di balestra manesca

Questo grande sodalizio, oltre che ha promuovere tornei regionali e interregionali, ha il suo apice nei due campionati nazionali di specialità da banco e manesca; che ogni anno, in sedi diverse, decretano i campioni italiani individuali e di compagnia.
Gli scopi della L.I.T.A.B. sono quelli di promuovere la conoscenza dell’arte della balestra attraverso manifestazioni, convegni, studi, scambi d’informazioni con chi “ne ricerca” la storia e la tradizione.

BALESTRA DA BANCO

BALESTRA MANESCA

Le balestre impiegate oggi dalle Compagnie Balestrieri della LITAB, sono l’evoluzione delle armi da posta del Quattrocento-Seicento, sono dotate di arco in acciaio, fusto in noce nazionale scolpito e possiedono un dispositivo di scatto a noce di bronzo ed un particolare sistema di mira triangolare.

Hanno un peso variabile tra i 12 ed i 18 kg. Per tendere il loro arco è necessaria una forza di 500-600 kg applicata mediante un apposito martinetto. Sono in grado di lanciare Verrette (frecce) ad una distanza di circa 300 m con una velocità iniziale di 150 m/s.

Possono colpire senza errore un bersaglio di 10 cm di diametro ad una
distanza di 50 metri.

Quest’arma temibile, già nota agli assiri, ai babilonesi e agli egiziani, in Grecia e nella Roma del basso impero, divenne nel Medioevo, insieme con l’arco, arma assai diffusa.

Come l’arco e la spada fu molto utilizzata fino all’avvento delle armi da fuoco. Nell’XI secolo furono istituiti, negli eserciti comunali e regi, reparti di balestrieri, a piedi o a cavallo; insieme agli arcieri i balestrieri costituivano i corpi speciali che marciavano in testa alla fanteria protetti da armature.

Compagnie di balestrieri fecero parte di prestigiosi eserciti di ventura.

La “balestra da banco”, più pesante ma molto più potente di quella da braccio, veniva usata principalmente nella difesa di luoghi fortificati o protetti, come castelli e navi, e contribuì in misura significativa anche alla conoscenza dei materiali (per sollecitazioni a cui l’arco doveva resistere) e dell’aerodinamica, grazie alla caratteristiche peculiari del volo compiuto dalla freccia.

Temibilissima e decisamente efficace, la balestra permetteva, rispetto al  semplice arco, un puntamento preciso, una gittata molto lunga e un eccezionale potere di penetrazione dei suoi bolzoni, tozze freccia dall’ampia impennatura.